Per secoli istituzioni religiose e laiche, soprattutto ordini mendicanti e sovrani illuminati, hanno collaborato nel garantire assistenza ai bisognosi
Una lunga storia, quella dell’assistenza sociale in terra di Calabria, dove le persone ammalate o bisognose, in altri termini la maggior fetta della popolazione, per secoli hanno potuto contare su istituzioni laiche e religiose. Nel tardo Medioevo, tra Duecento e Trecento, queste si sviluppano in modo notevole: le ha studiate Antonio Macchione (Università della Basilicata), autore di un articolo uscito sui Quaderni di storia religiosa medievale, editi da Il Mulino. Grazie a documenti inediti e ignorati, il ricercatore ha delineato un quadro molto più chiaro di quello disponibile in passato.
A cavallo dei due secoli, in Italia meridionale, si affermano progressivamente gli ordini mendicanti, impegnati nelle periferie della quotidianità. Un’attenzione a chi è povero e a chi emarginato subito còlta, dai ceti dominanti di svariata conformazione politica, come risorsa da impiegare nel controllo del territorio. Conveniva, ai gruppi di potere, il disporre di presìdi caritativi funzionali al generale soddisfacimento dei bisogni primari, tanto da determinarne un attivo sostegno finanziario. Si può dichiarare che proprio allora nasca in regione, intesa geograficamente quale l’estensione di terra a Sud della catena pollinare, un welfare maturo: contenere il disagio sociale equivale all’allontanamento del pericolo di epidemie e carestie, e similmente di moti di protesta e tafferugli urbani.
Già almeno dall’anno Mille, tuttavia, segnali di reti assistenziali andavano configurandosi; il guaio è che le tracce giunteci sono monche e minute. Era stata, quella, una transizione storica oltremodo marcata, un istante di accelerazione proiettata verso il progresso sociale; clima favorevole e innovazione tecnica di tra le cause, non già una (quasi) inesistente attesa di un’apocalisse invenzione storiografica successiva. Ad esempio lungo la Via Popilia-Annia, che attraversava la Calabria passando da Cosenza e Vibo e giungendo a Reggio, erano comparse strutture benedettine con annessi centri di accoglienza e soccorso. La loro solidità economica era saldamente ancorata alle rendite fondiarie. Si andavano poi aggiungendo gli ordini militari, dagli Ospitalieri di Malta ai Cavalieri templari sino agli Ospedalieri di S. Antonio di Vienne, anch’essi tutt’altro che mendicanti (è di metà Trecento la fondazione a Monteleone dell’ospedale di S. Spirito).
Tornando ai mendicanti, la cui regola impone assoluta nullatenenza, la precoce apparizione dei frati minori avrebbe fatto il resto, con una dislocazione omogenea dei centri. Alle soglie del quattordicesimo secolo, anche i domenicani si sono ormai diramati a tali latitudini e le prime confraternite laicali sono sbocciate ispirandosi a valori solidali. La chiave per interpretare correttamente l’evoluzione del fenomeno, come segnala lo studioso accademico, è custodita nelle volontà testamentarie dei gruppi all’epoca dominanti, non ipocritamente fautori di laute elargizioni a fin di bene.
Fogli da cui si libra impetuoso il grave disagio sociale dei meno abbienti, trasparente senza perifrasi da quanto si legge. In varie località della regione il sistema della concatenazione degli interventi si mostra parallelo: le élite cittadine con una mano foraggiano le fraternite religiose e con l’altra quelle laiche, ambedue attive sul campo ad alleviare la miseria. In alcuni documenti si notano strategie significativamente consolidate, che non si limitano alla distribuzione di beni bensì contemplano inoltre l’istituzione di fondi per facilitare le donne indigenti al matrimonio.
I modelli economici che si prospettano, a valle di provvedimenti via via più massicci, si delineano in alternativa agli schemi precedenti. La massa informe di individui reietti ed emarginati pervade città e campagne, e mitigarne le condizioni di vita contribuisce alla creazione di reti organiche per l’assistenza sul territorio. Con uno sguardo sulla meritata ricompensa da ottenere in Cielo, promessa sapientemente caldeggiata dai religiosi per stimolare vieppiù le generose donazioni.
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