martedì 20 agosto 2024

Conclusione culturale e archeologica per il campo estivo del Sistema Bibliotecario Vibonese

Una visita guidata lungo tutto il castello, per sensibilizzare i piccoli visitatori alla conoscenza del proprio patrimonio


Quanti laboratori e attività nel ‘Biblio Summer Club’ di quest’anno! Arte, giochi, natura, musica… Mancava in effetti l’aspetto più prettamente conoscitivo, al centro dell’ultima giornata con la ricca partecipazione di genitori e altri adulti interessati.

Venerdì 26 luglio si è tenuta una visita guidata presso il Museo Archeologico Nazionale di Vibo Valentia, intitolato a Vito Capialbi, grazie alla professionalità e pazienza dell’archeologa Marianeve Vallone.


Le bambine e i bambini, accompagnati dalle e dai volontari della biblioteca e del Servizio Civile, hanno attraversato con vivace curiosità tutte le sale del Castello svevo, pendendo dalle labbra della giovane guida.


La prima tappa è stata la ricostruzione didattica di un relitto ideale, composto a seguito di sequestri subacquei a opera delle forze dell’ordine, con la proposta di ancore e anfore che vanno dall’Età greca a quella medievale.


Questi contenitori erano usati specialmente per trasportare il vino e l’olio, ma anche per esportare pesce salato e salse di pesce, previa una loro impermeabilizzazione a suon di pece di modo da non far seccare troppo le vivande.


Ci si è spostati così ad ammirare le offerte in bronzo e in ferro provenienti da santuari e necropoli della Calabria greca, in particolare armi e bronzi votivi provenienti dall’hipponiate Santuario di Scrimbia.

Tali materiali non sono affatto semplici da reperire in natura né da lavorare per la realizzazione di raffinati manufatti.

Traspare non soltanto la mascolinità di quella società, con gli eroi del mito adottati dagli uomini a mo’ di modelli degni di imitazione, quanto pure il significativo ruolo delle donne in specifiche circostanze quali i riti matrimoniali delle spose.

È dalle favisse, ampie fosse che fungevano da ripostigli per le stipi votive – raccolte di ex voto donati alle divinità per accattivarsene la benevolenza – , che spesso si recuperano materiali del genere: le offerte bronzee di Scrimbia, quasi totalmente armi difensive, rappresentano un complesso unico per la Magna Grecia; non è raro imbattersi in elmi con paraguance forati da chiodi o punzoni e deformati da una piegatura verso l’alto, secondo la consuetudine ellenica di danneggiare ritualmente gli oggetti destinati agli dèi per impedirne eventuali riusi, perciostesso sacrileghi.


Le donne di Hipponion erano solite privarsi di specchi, strumenti da toeletta, ornamenti – in bronzo, argento e oro – , e più in generale da noi si offrivano vasi e statuette.

I pínakes, quadretti votivi in terracotta che venivano appoggiati o appesi agli alberi nei recinti sacri o sulle pareti dei templi, hanno catturato più di altro l’attenzione delle e dei fanciulli: sono bassorilievi, una volta sgargianti di colore, che mettono in scena la storia di Persefone, la quale era venerata sul Còfino e presiedeva alle cerimonie di iniziazione di chi si apprestava a maritarsi.

Con la visione della laminetta aurea, pezzo senza eguali nel mondo, il coinvolgimento si è tramutato in meraviglia; la minuscola foglia originariamente piegata su stessa, dal contenuto misterico orfico-pitagorico-dionisiaco, ha stimolato innumerevoli domande nel pubblico e ha inaugurato al meglio la seguente ammirazione della Valentia romana.

Non poteva mancare un doveroso giro nelle sale della mostra ‘I prati di Kore. Storie di antiche donne “vibonesi”’, tuttora apprezzabile dalle visitatrici e dai visitatori del museo, ma neppure una suggestiva passeggiata in cima alla fortezza, sul camminamento appositamente adibito per godere di panorami indescrivibili.


Qualcuno soffriva di vertigini, tuttavia nessuno ha voluto perdere l’occasione.


Il nostro castello è la casa della comunità vibonese. Non vi sono età per la cultura e l’archeologia.

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